L’unica cosa certa, oltre alla morte, sta nel fatto che le nostre usanze quotidiane non sono state più le stesse da quando Aldo, Giovanni e Giacomo hanno iniziato a spopolare nelle televisioni e nei teatri italiani. Gran parte delle espressioni e dei modi di dire del trio sono entrati a far parte del linguaggio comune tanto che, ormai, non ce ne rendiamo più nemmeno conto. Così una macchina brutta è diventata una Subaru baracca, un libro noioso diventa un mattone polacco e un’opera artistica di estetica discutibile è chiaramente un Garpez. Non vi è mai capitato di dire ai vostri genitori o figli che vi mostrano un nuovo acquisto: “il mio falegname con trentamila lire la faceva meglio”? Oppure di essere in ritardo e rispondere ai vostri amici: “finisco di mangiare la peperonata e scendo” con loro a rispondere “mezzogiorno, topi morti”? Per non parlare di quante volte avremo citato la fantastica storia del leone e della gazzella raccontata da Aldo in Così è la vita o aver chiamato “Ajeje” qualcuno di cui non si ricordava il nome. La loro comicità è entrata perfino nella scienza quando una proteina, la cui mutazione è alla base di vari problemi cardiaci, è stata chiamata Tafazzina in onore di Tafazzi. Il masochismo che caratterizzava il personaggio interpretato da Giacomo (che si tirava continuamente bottigliate nelle parti basse) è stato reputato, dal gruppo di ricercatori, simile al loro nella ricerca estenuante che ha portato alla scoperta della proteina.

La nostra vita dopo Aldo, Giovanni e Giacomo
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